Argomentazione

Innanzitutto, bisogna ricordare che la nozione stessa di multilinguismo include quella di diversità linguistica e culturale.

In che modo dunque la lingua e il plurilinguismo sono in relazione allo sviluppo?

Porsi la domanda è quasi una provocazione, poiché si potrebbe affermare che se non capiamo l’esistenza di una relazione tra linguaggio e sviluppo, è perché non sappiamo cosa sia il linguaggio.

Asse 1 – Il linguaggio

Contrariamente a quanto i linguisti hanno affermato per generazioni, prima di essere un mezzo di comunicazione, il linguaggio è uno strumento di pensiero. Senza entrare nel sterile dibattito della possibilità che il pensiero esista indipendentemente dal linguaggio, è diventato ormai chiaro che linguaggio e pensiero hanno una relazione così stretta che l'uno non può esistere senza l'altro. Secondo la formula molto precisa di Vygotsky, il pensiero non si esprime nella parola, lo realizza.

Premesso ciò, ne deriva tutta una serie di conseguenze assai rilevanti, tali da portare alla conclusione che il linguaggio è una dimensione fondamentale della moderna riformulazione di sviluppo, ovvero dello sviluppo sostenibile.

È quindi esplorando tutta una serie di problematiche, non esaustive, che invitiamo i futuri oratori a far emergere una dimensione generalmente omessa dello sviluppo sostenibile, ovvero la sua dimensione linguistica.

Asse 2 – L’educazione

È logico dunque iniziare con l’apprendimento della lingua e della lingua madre.

Le prime fasi della socializzazione del bambino avvengono attraverso l'espressione corporea e attraverso la lingua materna, ma poiché quest’ultima potrebbe può essere abbastanza lontana dalla lingua che il bambino imparerà in seguito, in particolare a scuola, l'articolazione tra la lingua materna, o la lingua parlata in famiglia, e la lingua della scuola, è un punto sensibile dell'evoluzione del bambino, e tutto questo in una grande varietà di contesti. È molto importante far emergere questa varietà, poiché la questione qui sollevata non è nuova, sapendo che ha attraversato i secoli e le società.

La dimensione individuale è forte, ma lo è anche la dimensione sociale. In effetti, il linguaggio gioca un ruolo importante nella coesione sociale, oltre che in termini di capacità evolutiva della società ed in termini di velocità di trasformazione che una società in movimento è in grado d’assumere. La lingua è un fattore determinante nella comprensione e nella circolazione delle idee, delle immagini e delle informazioni. Senza il linguaggio, lo scambio non è possibile o risulta molto più lento. Ad esempio, combattere un'epidemia senza linguaggio è problematico. Senza linguaggio, sarebbe inconcepibile combattere e reagire alle catastrofi.

Perché quando si parla di linguaggio, si tratta inevitabilmente anche del tema della comprensione e di tutto ciò che scaturisce da esso. Siamo reattivi solo se capiamo cosa sta succedendo.

Asse 3 – Lingue e diversità linguistica nella società del sapere

La cultura senza linguaggio non esiste, è impossibile.

Siamo obbligati a ricordarlo a causa delle recenti trasformazioni che soppiantano le definizioni dimenticate rappresentanti uno stato del mondo evidente, sul quale non era necessario interrogarsi.

Questi cambiamenti hanno richiesto diversi secoli prima di apparirci come innovativi, la società della comunicazione obbligando. Ci deve essere contatto tra diverse lingue affinché si possa porre la domanda sulla diversità linguistica e su ciò che è effettivamente una lingua. Ma la riflessione sulla lingua e sul linguaggio è quasi assente da quella che viene chiamata cultura generale.

Questi cambiamenti hanno richiesto diversi secoli prima di svelarsi come novità, obbligati dalla società della comunicazione.

La parola scritta non è nuova, ma la civiltà è stata finora in grado di funzionare con masse per lo più analfabete. In passato si poteva vivere senza saper leggere o scrivere, purché si fosse in grado di parlare. L'oralità era onnipresente.

Oggi questo non è più possibile.

La meccanizzazione e la terziarizzazione fanno sì che tutti i mestieri, anche quelli più manuali, passino almeno una volta attraverso lo scritto.

È quindi necessario mettere in discussione la portata di questi profondi mutamenti nelle società, in un momento in cui, paradossalmente, la qualità del linguaggio tenderebbe a svanire, forse a causa dell'ingiustificata convinzione che l'immagine sostituirebbe il testo.

Asse 4 – Lingua e globalizzazione: contatti tra le lingue e scoperta della diversità

Ma altri fenomeni su larga scala accompagnano la globalizzazione.

Certamente la globalizzazione risale a tempo fa, ma, mai quanto negli ultimi decenni, le popolazioni e le loro differenti lingue sono state in contatto l'una con l'altra, che sia attraverso il commercio, che riguarda tutte le fasi del ciclo economico dalle materie prime al consumatore finale; che sia sul posto di lavoro, con un numero sempre più grande di lavoratori che sono direttamente o indirettamente in contatto con corrispondenti di altre nazionalità, lontane o vicine, all'interno delle imprese, multinazionali o meno, sullo stesso posto di lavoro o in luoghi più remoti. Oggi, la gestione delle aziende ha una dimensione linguistica che è in costante aumento e rimane di gran lunga sottostimata nelle scuole di management. Lo sviluppo del turismo è anch’esso una rivoluzione legata alla trasformazione dei trasporti e al modo di vivere, in cui dimensione linguistica e culturale non appaiono troppo ovvie. Lo sviluppo del digitale, una rivoluzione che si compara con l'invenzione della stampa, facilita e accelera la circolazione delle idee, rafforzando nel contempo il peso della scrittura, della lingua e della traduzione, con degli effetti talvolta molto seri sulle popolazioni più fragili.

Ma l'approccio delle relazioni tra popolazioni attraverso il commercio, il turismo e il digitale offre una visione irenica delle cose, di gran lunga incompleta.

Non tutti i movimenti delle popolazioni sono motivati ​​dal turismo, e le migrazioni economico-politiche rappresentano nuove sfide sia per coloro che le vivono in prima persona che per le società che le ospitano. Il contatto tra lingue forti e deboli può portare alla morte di queste ultime, distruggendo così una forma di biodiversità.

Asse 5 – Plurilinguismo e Stato-nazione

Nel corso del diciannovesimo secolo si sviluppò il cosiddetto movimento delle nazionalità. In breve, esso aveva come motore l'emancipazione dei popoli che appartenevano ai grandi imperi multinazionali, quali in particolare l'Impero Austro-Ungarico e l'Impero ottomano. Questo ha provocato un'esasperazione del principio dello stato-nazione che cerca di far coincidere il popolo, lo stato e la lingua, riunendo in un unico stato un popolo che è contraddistinto da una sola lingua.

Il caso è complesso perché la storia delle lingue e la storia politica non si sovrappongono esattamente nonostante risultino intensamente intrecciate. Le lingue non sempre riconoscono i confini e gli stati sono più spesso multilingue che monolingue. Tuttavia, l'idea che la democrazia esista solo attraverso la volontà popolare e la voce dei cittadini, e che la lingua sia uno strumento essenziale rappresentante la cittadinanza, porta a vedere nel linguaggio il fondamento di ogni espressione democratica oltre che, al contempo, una condizione di coesione sociale.

È’ facile capire che l'applicazione di questi principi, la cui legittimità non è in discussione, si scontra con la complessità delle esperienze storiche e quindi che la lingua, senza essere l'unica causa o la causa principale dei conflitti in generale, è quasi sempre un problema. Il plurilinguismo ha quindi una forte relazione con la guerra e con la pace così come con le tensioni identitarie. Ed è abbastanza chiaro che anche la guerra e la pace abbiano una relazione forte con lo sviluppo sostenibile, come lo sviluppo di per sé inteso.

Asse 6 – Il plurilinguismo, una questione filosofica

Ma il contatto tra le lingue tende a far sorgere filosofiche fondamentali il cui aspetto linguistico è mantenuto marginale, in un qualche modo addormentato. Le lingue sono tutte il prodotto di varie esperienze storiche: tutte possono rivendicare una certa lettura del mondo, ma nessuna di esse può pretendere di essere la sola verità. Ciò solleva la questione delle basi filosofiche del monolinguismo e delle affermazioni egemoniche che le accompagnano, il più delle volte all’insaputa stessa di coloro che ne sono gli attori. Porre la questione delle fondamenta filosofiche della diversità delle lingue e del plurilinguismo risulta quindi di grande valore. Ci si deve anche porre la questione del peso della mercificazione del sapere nella ricerca e nell'istruzione superiore e delle sue implicazioni in termini di sviluppo sostenibile e di diversità linguistica e culturale.

Tema 7 - Politiche linguistiche e sviluppo sostenibile

Naturalmente, le politiche linguistiche, quando esistono, non sono neutrali. Dobbiamo quindi cercare di rispondere alla domanda: come possono le politiche linguistiche, in Europa, in Africa o altrove, contribuire allo sviluppo sostenibile?

I campi aperti dalla relazione tra multilinguismo e sviluppo sono immensi e diversi. Ci aspettiamo quindi una grande diversità di ispirazione, sottolineando che ci aspettiamo che le riflessioni teoriche dei relatori siano sempre più orientate a questioni concrete alle quali dobbiamo fornire elementi di risposta.

Di seguito una lista tematica che non pretende di essere esaustiva, ma che esprime alcune spunti di riflessione attraverso cui ognuno può trovare il suo percorso.

 

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